Sulle orme del Cristo con la schiavina. Dalla Toscana a Compostela nel medioevo
Il pellegrino ai luoghi sacri e il Cristo
Scrisse Franco Sacchetti nella Sposizione di Vangeli, 1381:
La prima cosa che fa lo pelegrino quando si parte, si veste di schiavina [soprabito di stoffa rozza, dalle maniche ampie lungo fino al polpaccio], apiccasi la scarsella [borsello in cuoio da cintura], e mettevi ago e refe e moneta d’ariento e d’oro: ago e refe per cucire i panni quando si scusciono, moneta per spendere. Porta il bordone per passare ’ fiumi e per diffendersi da’ cani e per appoggiarsi; mettesi uno capello assai tristo, e queste cose porta.
Cosi si vesti Cristo di schiavina, vestendo la divinità con l’umanità. Apiccossi la scarsella e misevi refe: questo fu la carità che cuce e lega; l’ago fu la penitenza che fece; la moneta de l’ariento, la grazia; e la moneta de l’oro, la gloria.
Portò il bordone, cioè il legno de la croce; apoggiossi ad esso quando fu crocifisso, e con esso si diffese da’ cani [...].
Il capello tristo fu la corona de le spine”.
A Santiago de Compostela (Spagna)
Fu il motivo per cui nel medioevo il pellegrino, calcando le orme spirituali del Cristo, viaggiò materialmente verso i luoghi resi sacri dalle reliquie del Signore o dei santi.
Uno di questi magnifici punti del sentire cattolico fu San Giacomo di Compostela in Galizia. Dopo i limina ApostolorumPietro e Paolo a Roma e il Santo Sepolcro del Signore a Gerusalemme, il “Camino de Santiago”, fu il viaggio verso la terza meta scelta dai fedeli e venne indicato da itinerari precisi che dall’Europa condussero alla tomba dell’apostolo. La via principale fu quella francese attraverso i Pirenei, nota già dall’XI secolo.
A motivo dell’espandersi della devozione al sepolcro di San Giacomo, circa verso il 1075-78 venne costruita nel luogo una cattedrale e nel 1120 fondata la sede arcivescovile.
Dopo di ciò, i pellegrinaggi non vennero mai meno e diminuirono nei secoli a venire solo per particolari contingenze, quali ad esempio le guerre o la secolarizzazione della società. Sono diventati più frequenti dagli anni 70 del novecento e nel 2025 hanno registrato circa mezzo milione di visitatori, una metà delle quali di provenienza non spagnola (v. www. camminosantiagodecompostela.it).
Il “Camino” oggi conta su una capillare organizzazione e risonanza. Termina con la consegna di un attestato: per ottenerlo il fedele deve dimostrare di aver percorso gli ultimi 100 chilometri a piedi o a cavallo, o gli ultimi 200 chilometri in bicicletta, e mostrare una credenziale con almeno due timbri al giorno – le tappe obbligatorie.
La pianificazione del pellegrinaggio, come accennato, ebbe origini lontane nel tempo. Nel XII secolo venne supportata da una Guida, che resta la più antica descrizione dei percorsi verso il santuario da compiere attraverso Francia e Spagna. Sopravvissuta in dodici copie, descrive i punti di interesse lungo le vie, le reliquie dei santi e offre informazioni dettagliate su dove trovare alloggio, cibo e vino. Inoltre commenta gli usi e i costumi e gli abitanti delle regioni da attraversare e descrive edifici e monumenti. La Guida è contenuta in un originale latino, il Codex Calixtinus (Liber Sancti Jacobi, V), attribuito a papa Callisto II e conservato nella cattedrale di Santiago.
Pellegrini toscani a Santiago
Conobbero questa Guida i pellegrini toscani, soprattutto pisani, che sono ricordati in alcune pergamene medievali? Forse ... Di certo ebbero anche allora un attestato di presenza.
1) Fu il caso di Francesco del fu Gualfredo de’ Mordecastelli di Lucca che nel 1347 per un sentimento di amicizia si presentò davanti l’altare di Sant’Iacopo a Compostela, oltre che per l’anima sua, anche per rimedio di quella di ser Betto Vernagalli, cittadino pisano, di sua moglie e dei figli. Ottenne l’attestazione da Andrea da Camporegio, cappellano della chiesa di Sant’Iacopo e rettore dello Spedale di Santa Maria Maggiore del luogo. Ser Betto fu anche descritto nel ’Libro dei benefattori’ della chiesa, alla presenza di Simone di Pietro e di Giovanni socio di Volterra pellegrino.
Si tratta di un breve atto che merita la trascrizione intera (v. foto):
“Notum sit omnibus qualiter Franciscus quondam domini Gualfredi de Mordecastellis de Luca comparuit coram altare beati Iacobi de Compostella pro anima et pro rimedio anime ser Betti Vernagalli civis pis. et uxoris sue atque filiorum suorum.
Qui dictus ser Bettus per appresentationem dicti Francisci scriptum est in libro benefacentium ad dictam ecclesiam. In presentia Simonis Petri et Iohannis socii de Vulterris peregrini in dicto anno MCCCXLVII indictione XIII die secunda mensis iunii.
Nos autem Andreas de Campo Regi cappellanus dicte ecclesie Sancti Iacobi et rector hospitalis Sancte Maria Maioris civitatis Compostelle hanc litteram scripsimus et nostro sigillo proprio sigillaturum [sic]”.
2) Nel 1387, dietro supplica dell’interessato, il card. Luca di San Sisto (Luca Ridolfucci Gentili da Camerino, † 1389) impartì un ordine al vescovo di Lucca Giovanni Salvucci, francescano († 1393 ). Riguardava Nicolao di Pietro da San Miniato, città allora sottoposta alla diocesi lucchese.
Acceso dallo zelo della devozione, Nicolao aveva fatto voto di compiere dei pellegrinaggi al Santo Sepolcro e in altri luoghi sacri oltremarini “semel dumtaxat” (una sola volta), viaggiando personalmente ai “limina” degli apostoli a Roma e di San Giacomo a Compostela.
A causa però di “corpora impedimentis”, cioè per motivi di salute, non aveva potuto sciogliere il voto e il vescovo “comutetis eidem in alia opera pietatis prout secundum Deum anime sue salutati videritur expedire”, commutò il voto di pellegrinaggio in atti di devozione per la salvezza dell’anima sua al cospetto di Dio.
“Ita tamen q.d tantum quantum”, a condizione, tuttavia, che ciò avvenisse secondo le spese che Nicolao avrebbe sostenuto nel fare i pellegrinaggi a Compostela e a Roma e quanto avrebbe offerto al collettore generale della sede apostolica deputato nella curia romana “pro reparationibus ecclesiarum Urbis”.
3) Nel 1438 il cardinale e tesoriere della chiesa di Sant’Iacopo di Compostela emanò una lettera patente con la quale fece fede come frate Antonio di Maddalena “de Bolonia”, della terza regola dell’ordine di San Francesco, avesse compiuto un pellegrinaggio (“peregrinationis faciende”) al posto del nobile Onofrio di Iacobo del Mosca, cittadino pisano della cappella di Santa Cristina, ora defunto. Frate Antonio aveva visitato i “limina” dell’apostolo, eseguito il pellegrinaggio bene e perfettamente, e offerto a nome di Onofrio un cero di una libbra e dodici “albas” (candele bianche) per una singola messa all’altare del santo. Il cardinale corroborava la lettera con il suo sigillo.
Tale volontà di Onofrio del Mosca, deceduto tra il 1430-31, fu scritta nel suo testamento redatto a Soiana di Terricciola: ovvero dispose per uno “qui vadat ad ecclesiam Sancti Iacobi de Gallitia florenos vigintiquinque (+++) candelum unum cere ponderus libre unius offerendum dicte ecclesie”.
Paola Ircani Menichini, 11 luglio 2026. Tutti i diritti riservati.
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